Anno nuovo? Vita nuova, perché la vita non aspetta. Buon 2016 di lotta

Il 9 aprile del 2011 scendevamo in piazza al grido di “il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”. Eravamo soprattutto ragazze e ragazzi, eravamo e siamo tuttora tutti precari. Ma provavamo a dire che la precarietà non era semplicemente un contratto di lavoro, era una dimensione esistenziale che dilagava oltre la nostra generazione. Ed era una scelta politica. Fatta da alcuni (potremmo dire il centrodestra) con il preciso intento di indebolire, frammentare, contrapporre, isolare e dunque ricattare; fatta da altri (potremmo dire il centrosinistra) pensando che un po’ di sacrifici ai giovani si potevano chiedere, l’importante era accontentare chi aveva un peso elettorale maggiore del nostro: corporazioni, categorie “protette” (e non mi riferisco certo ai diversamente abili), pensionati ricchi, diritti acquisiti che sono sempre stati intoccabili indistintamente, anche ai tempi della crisi peggiore.

Il governo Monti non ha fatto altro che peggiorare questa situazione, persino la percezione di un certo scontro generazionale, che vedeva i giovani sottostare alle scelte di anziani uomini in loden, ne ha risentito. Da qui tanta della forza di Matteo Renzi e della sua squadra. I rottamatori che dovevano aprire la porta dei diritti per chi non li aveva mai avuti (i giovani in primis), quelli che “non importa Susanna (Camusso) ma Marta”, giovane precaria a partita Iva mai considerata dalla politica tout court fino a quel momento. Rompere gli establishment e gli indugi, mettere a tacere i professoroni, sconfiggere una politica interessata solo alla sua autoconservazione con la forza, l’efficacia di un messaggio che parlava al futuro e all’orgoglio di una generazione.

Bene, di tutto questo a due anni dall’insediamento del governo più giovane della storia non è rimasto nulla. Nulla. Solo compromessi con pezzi potenti dei vari establishment che governano davvero il Paese, solo leggi e leggine scritte con la mano destra e raccontate come grandi rivoluzioni, solo danni, fatti in nome di quella generazione per peggiorare la vita di tutti.

Allora basta, basta ragazzi e ragazze, ma basta anche per chi non si sente più giovane ma comprende che senza la parte più attiva, energica, interessata al futuro, questo paese non ce la farà. Basta accettare che venga fatto in vostro nome il peggio. Una manovra di stabilità che premia i ricchi e boccia il reddito minimo e l’indennità di disoccupazione per i precari della ricerca (dis-coll) è solo l’ultima goccia. Il resto è Leopolda, banche e figli di papà. Si, quelli che ce l’hanno fatta non venivano dal nulla, non erano quelli senza santi in paradiso e non sono quelli che rompono ma che conservano. Conservano privilegi e cancellano diritti, per i giovani e per gli altri. Sono quelli che tagliano la tassa sulla prima casa a chi se la può permettere e tolgono gli ultimi stracci di un welfare ai minimi storici. Sono quelli che proteggono e occultano poteri e conflitti di interessi. E noi non ci possiamo permettere che rappresentino chi ha ancora bisogno e desiderio di cambiare proprio tutto, di rompere davvero i meccanismi dei poteri che si autoassolvono e le cui responsabilità sono dannose per la maggioranza dei cittadini e delle cittadine. La maggioranza invisibile. I giovani. Il presente. Anno nuovo? Vita nuova, perché la vita non aspetta. Perché dobbiamo raccontare e rappresentare davvero le generazioni che non ce la fanno più ad essere usate e poi espulse dalla storia e dalla cittadinanza. Perché se vogliamo cambiare tutto abbiamo bisogno di far diventare soggetto milioni di persone che soffrono per scelte scellerate di classi dirigenti che si trincerano dietro il loro potere mainstream. Non c’è trasformazione senza i soggetti della trasformazione, non c’è chi ce la fa, se ce ne sono milioni che non ce la fanno più, non c’è futuro senza un presente che cambi radicalmente i rapporti all’interno di una società sempre più diseguale.

Questo mi auguro, che torneremo a riempire le piazze, a mobilitarci e mobilitare i senza speranza, convinti che insieme siamo di più e possiamo restituire alla politica tutta la forza di governarle le cose non di subirle o di accomodarle per i soliti noti.

Cari Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e compagnia cantante, ce l’avete fatta a diventare come quelli contro cui avete preso il potere, forse anche peggio. Non era facile. Ma ciò che conta è che avete perso la fiducia e il supporto di chi oggi non ce la fa ma presto, molto presto, troverà modi e forme per svelare che l’Italia riparte da quella generazione che avete tradito. Buon 2016 di lotta.

 

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