Dalla parte di Laura Boldrini. Per lei, per noi, per tutte

Il bilancio di un’estate calda e violenta, soprattutto con le donne, non può non interrogarci su colei che è diventato il simbolo e dunque il bersaglio prediletto degli haters nazionalisti e maschilisti: Laura Boldrini.

Diventata Presidente della Camera nel 2013 dopo una carriera a contatto con gli ultimi del pianeta, Boldrini caratterizza il suo mandato con una battaglia importante contro bufale e diffusione di linguaggio dell’odio attraverso i social network, senza mai riuscire a scrollarsi di dosso quello che i detrattori considerano il buonismo degli “amici dei migranti”, in pratica quelli che conservano il valore dell’umanità.

Durante questa estate, mentre forse troppe e troppi erano distratti dalle vacanze, Laura Boldrini è stata oggetto di una nuova campagna di odio che vedeva sullo stesso fronte giornali di destra, rappresentanti locali di formazioni politiche come la Lega, grillini particolarmente attivi sui social network e più in generale haters di ogni risma. Il livello dello scontro sembra crescere ad ogni tornata, questa volta persino lo stupro è diventato uno strumento sdoganato di punizione, esattamente come la locandina fascista che riemerge dal 20ennio per ricordarci che l’uomo nero e indemoniato è lì pronto e assetato per violentare le donne proprietà dell’uomo bianco (“la prossima potrebbe essere tua moglie, tua madre, tua figlia”).

Laura nonostante tutto questo non fa un passo indietro, continua quasi in solitaria la sacrosanta battaglia di civiltà in difesa di valori che sembrano fuori moda o addirittura piccole bandiere sbiadite di una sinistra sempre più debole e confusa. A detta di alcuni un modo per non parlare delle questioni sociali ed economiche su cui è meno netta la distinzione con l’avversario di destra.

Da femminista più che da donna confesso di aver sentito tanto, troppo silenzio, dal mondo vasto della politica e in modo particolare dalle voci di donna autorevoli che il femminismo ha espresso. Mi sono interrogata di questo silenzio e del perché Laura non fosse quell’una di noi a cui tendere più di una mano, far sentire più di un abbraccio, preservare per lo svelamento che il nesso sessismo/razzismo ha attirato su di lei, sulla terza Presidente della Camera donna in settant’anni.

Laura è austera? Troppo poco plebeista? È troppo poco femminista o lo è troppo? È andata troppo in giro per il mondo, tanto da conoscere guerre, fame, occhi di bambini troppo spenti? Oppure è troppo impegnata politicamente e questo dà fastidio a tutti quelli che si considerano suoi avversari? “Laura Boldrini, piaccia o no, è una donna laica, femminista, gay friendly, tollerante, internazionalista, multilateralista, democratica, libera”, scrive Della Vedova in un pezzo su Il Foglio, in cui chiede di depurare da odio e fake news per poter tornare ad avversarla nelle scelte politiche. Per chi invece in quelli aggettivi ritrova la propria identità e la propria storia non è forse il momento di darle una mano nella battaglia contro webeti e avversari codardi?

Il silenzio di questa estate più allarmante per me è stato questo. Il silenzio del mondo che sento più vicino a me, a noi, a Laura. E in generale, trasversalmente, la politica tutta sembra non rendersi conto dello scivolamento nel basso, quello dei bassi istinti, quello dell’odio che genera odio, dell’invidia sociale nemica della giustizia sociale. E invece noi, femministe storiche o meno, donne di sinistra, autorevoli compagne, dobbiamo essere lì, a difendere Laura per quello che rappresenta, per come ha svolto in questi anni il suo ruolo. Essere lì, nei posti scomodi, nei posti che contano, per provare a metterci di traverso con i nostri corpi. Non è forse questo ciò che volevamo? Laura ha messo in mezzo il suo, ha svelato l’inganno: la discriminazione ha la stessa radice, oggi tocca a loro, domani tocca a noi, ieri erano i terroni, oggi sono i migranti, ieri c’era il delitto d’onore, oggi ci sono gli stupri “presunti”, le “consenzienti”, il “dopo la penetrazione piace a tutte”. Perché c’è qualcuno che si sente superiore, che pensa di dover possedere, perché sa che mostrare i muscoli è il modo migliore per coprire la vacuità del cervello. Laura per fortuna oggi è lì e noi non dobbiamo lasciarla sola. Per lei, ma soprattutto per quelle che verranno dopo, di qualunque schieramento facciano parte.

Su Il Manifesto

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