Festa delle mamme in un Paese macista fino al vertice

Domenica festa delle mamme, ma anche la giornata decisiva per le lunghe trattative tra Lega e Movimento 5 stelle. Guardo la foto che ritrae i prescelti dei due partiti a scrivere il contratto e non scorgo nessuna donna (in realtà pare ce ne fosse una nascosta, la deputata Castelli). Nulla di nuovo direte. È questo il punto. Mentre saremo presi a ricordare quanto le mamme siano le colonne portanti delle famiglie italiane, mentre sentiremo la retorica conservatrice tanto cara a Salvini ed alleati sulla maternità come destino biologico di tutte le donne, mentre ci ricorderemo della incresciosa trovata del Fertility Day dell’ultima ministra alla Sanità, con la reteFutura e l’associazione #Iocosì saremo alla Città dell’altra Economia a Roma insieme a tante e tanti altri a parlare di educazione, maternità, diversità, conciliazione, precarietà.

Nelle stesse ore in un contratto di governo, scritto da uomini per uomini, mancherà come è mancata in tutta la campagna elettorale la messa a tema di ciò che la politica e chi si appresta a comporre un esecutivo dovrebbe mettere alla lettera A del contratto: una serie di norme che consentano la rimozione dei tanti ostacoli che rendono la vita di una donna così tanto faticosa e impari da impedirle di essere essa stessa nel posto dei decisori.

L’Italia è in vetta alla classifica europea per anzianità delle donne al primo parto e per la rinuncia alla carriera professionale quando la scelta diventa tra vita e lavoro: il 37% delle donne tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio risulta “inattiva”, le discriminazioni nel mondo del lavoro come i casi di vero e proprio mobbing in seguito ad una gravidanza sono di difficile emersione e si attestano su oltre mezzo milione all’anno.

Allora forse per la festa della mamma vorremmo sentire di un reddito garantito per tutte, di parità di salari, di condivisione dei lavori di cura, dunque di congedi parentali paritari, di implementazione di servizi educativi e sociali, di salute, di adozioni anche per le single e l’elenco potrebbe continuare.

Ma soprattutto vorremmo che più donne e anche mamme possano far parte dei governi, dei parlamenti, delle istituzioni tutte, senza doversi preventivamente vendere l’anima ad un modo sempre più macista oltre che a sesso unico, che le porta a non essere lì anche per tutte le altre, madri o no che siano.

Perché –diciamolo- donna si può nascere, madre si diventa e non sempre attraverso il parto, ma di sicuro c’è che senza donne, senza madri e senza mamme è molto più difficile per un Paese immaginarsi il futuro se non come stanca ripetizione di un passato, in cui uomini nuovi ci raccontano di cambiare tutto non cambiando proprio nulla, a partire da questo.

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