Il contratto dei 5 Stelle e la bufala della neutralità

Né destra né sinistra, né pro né contro l’Europa, né reddito di cittadinanza né reddito di inclusione, né flat tax né progressività fiscale, né con le imprese né con le banche, insomma a cercare di star bene a tutti si finisce con non star bene a nessuno.

Mentre il Presidente Mattarella si appresta a dare l’incarico esplorativo a Roberto Fico, Presidente della Camera pentastellato, il gruppo incaricato di lavorare alla ricerca di convergenze con le altre forze politiche, emana un documento talmente generico da rendere evidente la bufala della neutralità.

Andare bene a Lega e Pd contestualmente è impresa ardua oltre che fondamentalmente dannosa se pensi di voler essere “nuovo”, perché il contratto svela che di nuovo hai solo un certo tipo di personale politico, ma metodi e parole sembrano quelle dei peggiori inciuci della storia repubblicana.

Hai sbandierato per mare e monti il reddito di cittadinanza e ora pensi di ampliare semplicemente i fondi del reddito di inclusione varato dai governi Renzi-Gentiloni? Sarebbe questo? Sarebbe questo il cambiamento tanto atteso?

Dove è finita l’abolizione della Legge Fornero e della Buona scuola? Come si fa a dire si alla flat tax ma tenendo conto della progressività?

Investire nelle infrastrutture, proteggere dai rischi, salvaguardare l’ambiente, e tagliare sprechi per un’amministrazione efficiente e trasparente non sono forse slogan talmente tanto vaghi che potrebbero stare bene anche a Kim Jong-un?

Ma è proprio sulla cartina di tornasole del Movimento che non si intravede più un’identità: si annacqua il reddito di cittadinanza e scompare la lotta alla corruzione e persino il conflitto di interessi.

Dispiace, amareggia, soprattutto per i tanti elettori fiduciosi in una svolta almeno metodologica, che il punto sia sempre lo stesso, pur di governare si fa il contrario di quello che si è detto in campagna elettorale.

Finchè a farlo erano i partiti tradizionali, c’era un margine di conflitto positivo auspicabile, ma di fronte a questo contratto, forse ci sarà la pace governativa ma quale ennesima botta alla credibilità della politica tutta.

Per fortuna i partiti tradizionali sanno che tra destra e sinistra la differenza c’è e dovrebbe vedersi. Anche se negli ultimi anni si è fatto di tutto per rendere le differenze incomprensibili ai più, forse questa è l’occasione buona per rifondare i campi di gioco.

Il centrodestra parte avvantaggiato e beneficiario dello scimmiottamento alle sue politiche fatto dai governi degli ultimi anni (“Aiutiamoli a casa loro”, “Il ponte sullo stretto”, la Tav, la Tap, etc); il centrosinistra potrebbe decidersi a rigenerare sul serio le proprie parole d’ordine e persino i suoi fondamentali. Cogliamo l’occasione per fare sul serio, per dare davvero a questo paese l’idea futura che merita.

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