Intervento del 22 febbraio 2016 per SEL

Il tempo oggi scorre più veloce. Pensate a quante cose sono cambiate da quel che ormai sembra il lontano 2011. La primavera dei sindaci arancioni e la stagione referendaria, ma anche la prima grande manifestazione contro la precarietà esistenziale. Scendevamo in piazza al grido “il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”. Sono passati 5 anni e alle nostre vite se ne sono aggiunte molte altre messe lì nel congelatore. Disuguaglianze e povertà sono aumentate, non si è creato un posto di lavoro in più, non si è aggiunto nessun diritto, anzi. la crisi è un esperimento di eugenetica finanziaria, si salvano solo i potenti, quelli che stanno in alto. Su popoli smemorati e in preda ad analfabetismo di ritorno si sono instillate iniezioni di liberismo sfrenato e di egoismo nazionale, si sono alzate barriere mentali insuperabili. Anche dentro di noi.

Rendendoci tutti più soli, più arrabbiati, più diffidenti, meno capaci di riconoscere che nonostante tutto, nonostante i sensi di colpa, la frammentazione, la competizione siano gli elementi cardine di questo sistema, noi siamo qui, perchè abbiamo un modello alternativo da far vincere.

Oggi un giornale di sistema titolava “nasce la sinistra contro”, io invece vorrei dire che siamo quelli PER, per il benessere che libera dai ricatti, per la giustizia sociale, per l’autodeterminazione dei popoli e delle persone, per la bellezza e la tutela dei nostri mari e delle nostre coste, li difenderemo con i nostri corpi, con le mobilitazioni che ci fanno popolo in cammino.

Ecco, cari amici de l’Unità, spero che domani titoliate che siamo la sinistra PER.

A volte, quando mi sento a disagio nei luoghi della sinistra (e vi confesso che capita) mi rifugio nell’idea che la sinistra oggi più che mai non può essere un luogo a immagine e somiglianza di qualcuno. Non ci rassegniamo all’idea che la sinistra sia un pedigree, che sia un posto in cui i poveri e i disperati ci stanno sempre più a fatica, che pensi più alle prossime elezioni che alle future generazioni.

Non mi abituo all’idea che abbiamo ancora la presunzione di scegliere tra diritti civili e diritti sociali, tra lavoro e reddito, tra produzione e consumo, tra ambiente e crescita, tra sapere e sopravvivenza, tra lavoro e vita.

Non mi abituo all’idea che ai vertici ci sia solo una preponderanza sgomitante di uomini, che sia necessario perseguire la comodità di ciò che è noto, invece che indagare l’ignoto, non mi abituo alla sinistra che vuol far quadrare i conti, noi, i conti la facciamo con la vita delle persone.

Non mi abituo alla sinistra del rancore,alla sinistra delle formule, alla sinistra delle certezze statiche, degli uomini che se lo misurano, voglio costruire una dimensione di intelligenza collettiva, una dimensione in cui governa la solidarietà, la condivisione, il mutualismo, la rete tra persone, l’umano,con le sue ricchezze e le sue fragilità, soprattutto le sue fragilità.

In questi giorni ho avvertito sentimenti contrastanti, un clima pesante e allegro, grave e spensierato, passioni mai sopite, emozioni intense, sguardi al futuro, riflessioni sul tempo perduto e speranze per i mesi che verranno.

Non so se ce la faremo, ma ce la metteremo tutta, innanzitutto per costruire una casa grande e accogliente per tutte e tutti. Mi auguro che riusciremo a chiamarci compagni non solo per strappare un applauso in questa platea e poi tornare a guardarci con diffidenza.

Qualcuno, tra i gufi, quelli veri, ha scritto qualche tempo fa, che è meglio rassegnarsi insieme che ribellarsi da soli. Ebbene noi oggi siamo qui proprio perchè abbiamo smesso di rassegnarci da soli e da oggi ci ribelliamo insieme!

Perchè siamo la sinistra che lotta per il diritto alla felicità di tutte e tutti.

 

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