La banalità dello stupro?

Siamo al paradosso: mentre nel mondo si parla del conferimento del premio Nobel per la pace a Denis Mukwege e Nadia Murad per il loro impegno contro l’uso della violenza sessuale come arma di guerra, c’è chi, pur di difendere il giocatore più famoso e pagato al mondo teorizza che non possa trattarsi di stupro quando a compierlo è appunto un “personaggio” idolatrato in ogni angolo del mondo e sicuramente pieno di soldi.

Dico, siamo al paradosso ma in realtà siamo ben oltre. Nel nostro Paese Laura Boldrini è diventata bersaglio di diversi auspici di stupro e non solo dal favoloso mondo dei fake, ci sono uomini e donne dietro quei profili e c’è persino il Camiciottoli, sindaco leghista di Pontivrea, mai sconfessato dal suo capo politico, per cui gli stupratori di Rimini dovrebbero andare a casa della ex presidente della Camera “per farle tornare il sorriso”.

Poi c’è la vicenda Weinstein, che nel nostro Paese si è trasformata, ahinoi, in vicenda Asia Argento, con tutto un corollario di false accuse, nomignoli ingiurianti e dannosi della dignità di una donna “offesa” più volte, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista dell’immaginario e della carriera, visto che per colpa di un “presunto” stupro – da cui a mio avviso si è completamente scagionata – è stata estromessa da X-Factor, il talent in cui stava spiccando °per competenza e sensibilità.

Ora, al di là dei protagonisti di queste vicende, a mio avviso un pericolosissimo problema di discriminazione che sta dimostrando tutto lo squilibrio tra i generi e all’interno di un genere su il grado di presunta affidabilità dei denunciatori o delle vittime.

Siamo all’assurdo per cui, mentre sembra chiaro che colpire un potente produttore di Hollywood denunciando i suoi soprusi rischia di attentare non solo alla tua vita pubblica – non puoi lavorare – ma anche alla tua vita privata (Asia ha dovuto proteggere suo figlio allontanandolo da lei e dall’Italia), nel frattempo commentatori e tifosi, come se ormai fossi una gara al tifoso più agguerrito, si sperticano nella difesa a oltranza di un altro potente giocatore di una delle squadre più potenti.

Allora certo quello che appare fa rabbia, accresce quel senso di ingiustizia su cui da secoli le donne lottano spesso da sole, perché è una sconfitta per tutte, per chi ha ancora voglia di combattere e di denunciare, perché fa paura. Ed è proprio questa paura di rimanere sole che ci deve spingere a ritenere inaccettabili i tweet, le discussioni, i social ma anche i dibattiti al bar e da bar in cui Ronaldo è il maschio bello e ricco che non ha bisogno di commettere uno stupro, mentre Asia è una ragazza difficile che potrebbe aver fatto di tutto per non si sa bene cosa (peraltro). Perché non c’è mai, e dico mai bisogno di compiere un abominio come lo stupro – anche se sei il gobbo di Notre-Dame – e lo stupro non può diventare un termine corrente di un dibattito tra fazioni e tifosi. Perché da lì ad arma di punizione del dissenso è un attimo. E perché così non si salva nessuno, nessuno.

È in questo clima che cresce nel paese l’idea di abolire la legge 194, di approvare il Ddl Pillon, di togliere risorse ai centri antiviolenza e finanziare associazioni private di dubbia utilità pubblica come le cosiddette pro-vita. Per questo sarà importante sabato essere a Verona con “Non Una di Meno” e in tutti i luoghi in cui la mobilitazione ci faccia sentire meno sole. Perché una società chiusa e controllata dai maschi potenti uccide ogni idea di futuro già nella culla, perché dalla liberazione e dall’autodeterminazione passa il diritto di tutte e tutti a non subire abusi per una disparità di potere che diventa sempre più pericolosa.

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