Reddito di cittadinanza, propaganda stile Publitalia

La conferenza stile Publitalia che si è svolta ieri a Roma, con i maggiorenti del Movimento 5 stelle compreso il premier Conte, in stile venditori di pentole o motivatori di operatori di call center in stile Tutta la vita davanti (il film di Virzì sulla precarietà e il lavoro povero) è l’emblema di un governo che ha bisogno di fare film per continuare a vendere al paese provvedimenti che nulla hanno a che fare con i proclami della campagna elettorale.

È tutto così incredibilmente triste e vecchio, tutto così anni ’90, come la discesa in campo di Silvio Berlusconi salvatore della patria, cosa che quando avevo poco più di 10 anni mi sembrava spaventosa, ma oggi, con il confronto con il governo mi sembra quasi di rimpiangere.

Ad ogni modo, al di là della questione di stile, i grandi proclami, le conferenze stile Ted come quella odierna, spaventano perché si avverte molto l’effetto soufflé di questa riforma: reddito di cittadinanza e quota 100 rischiano di essere la più grande promessa mancata del nuovo millennio. Non esagero, racconto un punto di vista che forse è quello di una generazione che ha visto nella contiguità generazionale con chi è al governo una grande possibilità di vedere realizzata un po’ di giustizia sociale e di chi dopo gli anni in cui le responsabilità hanno avuto un nome e cognome, Elsa Fornero, si ritrova con un piccolo aiuto esclusivo per lavoratori maschi bianchi del nord Italia. Wow, che grande cambiamento.

Ad avvantaggiarsi sempre gli stessi, a fare misure pre-elettorali non si sbaglia mai, come gli stessi 5 stelle ritenevano qualche anno fa quando era Renzi a fare gli 80 euro prima delle elezioni europee. Peccato, perché non stanno facendo il reddito di cittadinanza. E forse Gianroberto Casaleggio non sarebbe stato tanto contento. Lui lo sapeva, un vero reddito di cittadinanza non costa meno di 30 miliardi, non è familistico e legato ad un lavoro che non arriverà. Altro che cambiamento.

“La manovra più grande della storia del Paese”, parola di Beppe Grillo, è una manovra in deficit, che ci ha già fatto perdere tempo e competitività e ci fa perdere ancora e ancora nei prossimi mesi, come dichiarano tutti gli istituti internazionali che stanno rivedendo al ribasso le previsioni di crescita di un governo, che forse potrà con la propaganda tirare fino alle europee il consenso di un Paese imbambolato ma non potrà certo bleffare per sempre e con tutto il mondo. Quando con TILT presentammo la proposta di legge sul reddito minimo garantito dicevamo che andava associata ad una patrimoniale, perché solo così è una misura realmente redistributiva, mentre i parlamentari 5 stelle ci dicevano che i soldi li avrebbero presi dagli F35, dalle pensioni d’oro, dalle spese improduttive. Nulla di tutto questo è stato fatto, quindi ai “poveri” si taglieranno servizi (scuola, sanità, mezzi di trasporto) per avere un reddito per un anno, un anno e mezzo se va bene. Oppure come avviene per esempio con centinaia di ricercatori (la risorsa più importante per il nostro Paese) grazie al blocco del turn over nella pubblica amministrazione, invece di stabilizzare chi ha studiato, lo manderemo a casa a ricevere un po’ di reddito, per altro se e solo se non ha comprato una macchina nell’ultimo anno eh.

“È una scelta straordinaria estirpare la povertà e la miseria, se eleviamo un po’ le condizioni di vita risparmiamo, ve lo dice uno di Genova, risparmiamo. Più alziamo il livello del welfare e meno spendiamo di spese sanitarie.” Dice Grillo. Magari spendiamo di meno in spese sanitarie anche se non cambiamo idea su Ilva, Tap, trivelle, sulle maggiori vertenze ambientali di questo Paese, dove il movimento fa passi indietro e si rimangia la parola data.

Non mi piace essere un gufo, dopo essere stata una promotrice del reddito minimo garantito ben prima che Di Maio conoscesse di cosa si parlava, come ammette oggi candidamente lui stesso. Ma sono sicura che stanno trasformando una misura potenzialmente rivoluzionaria, in un sussidio di ultima istanza legato ad uno spaventoso controllo sociale e a una idea che i poveri siano solo dei fannulloni. Questo a chi non ha lavorato e studiato granchè nella vita non lo possiamo perdonare, perché trasforma una possibile occasione persa (quella di avere un vero reddito di cittadinanza) nella tomba di una concezione più elevata dell’umanità e di chi ogni giorno a fatica combatte per rimanere civile e onesto. Nonostante tutto.

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